La Mostra storica dell’Operetta ad Abbazia

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“TU CHE M’HAI PRESO IL CUOR”.

Da Trieste e Abbazia all’Europa

L’Associazione Internazionale dell’Operetta (Trieste), il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” (Trieste) e il Museo Croato del Turismo di Abbazia, con la collaborazione della Comunità degli Italiani di Abbazia e dell’Archivio di Stato di Fiume, propongono – nella sede del Padiglione d’Arte Juraj Šporer di Abbazia – la Mostra Storica dell’Operetta “Tu che m’hai preso il cuor”, realizzata con il supporto di Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e Ufficio Turistico di Abbazia.

La Mostra Storica dell’Operetta “Tu che m’hai preso il cuor” è il frutto di un lungo ed appassionato impegno, che dura da vent’anni, dell’Associazione Internazionale dell’Operetta – Friuli Venezia Giulia e del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” di Trieste. Un migliaio le immagini catalogate ed esposte: vecchie fotografie di artisti e di scena, locandine e programmi, frontespizi illustrati di libretti e spartiti, documenti e autografi, cartoline d’epoca, bozzetti per le scene e i costumi, medaglie – tutte copie di originali conservati al Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, a cui si aggiunge il materiale ulteriormente raccolto da collezionisti privati e con i prestiti del Teatro Lirico“Giuseppe Verdi” e, per il presente aggiornamento, dell’Ufficio Turistico di Abbazia, per la parte aggiornata. Uno spazio è infatti dedicato per l’occasione alle immagini provenienti dal Festival di Abbazia, che ebbe origine nel lontano 1935 e che si esaurì con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale.

L’attuale mostra presenta una divisione cronologica e, visivamente, cromografica. Curatrice della mostra e del catalogo è Rossana Poletti, con la consulenza scientifica di Danilo Soli, che è stato tra l’altro l’ispiratore del nuovo allestimento relativo al festival del Carnaro. Il fondatore e presidente onorario dell’associazione, Danilo Soli, recentemente scomparso, aveva sempre sostenuto che il festival triestino del 1950 prese spunto proprio dalla memoria degli straordinari successi che, in quel breve lasso di tempo, il festival aveva raggiunto nella perla dell’Adriatico. I testi del catalogo, che si presenta anche in una versione in inglese, integrale nelle parti scritte, sono di Adriano Dugulin, Bogomila Kravos, Marina Petronio, Rossana Poletti e Danilo Soli.

La mostra si divide in quattro parti: una parte storica, dagli esordi alla Seconda Guerra Mondiale, una parte dedicata ai quarant’anni di Festival Internazionale dell’Operetta a Trieste, e una parte dedicata alle attività dell’Associazione Internazionale dell’Operetta, a cui si aggiunge la nuova parte dedicata ad Abbazia.

Nella prima parte trovano collocazione le immagini e i documenti che vanno da metà Ottocento circa alla seconda guerra mondiale. Avvenimenti di rilievo come la contestata prima de La vedova allegra al Teatro Filodrammatico nel 1907, le presenze di Lehár, Suppé e Kálmán, a Trieste, che si accostano alle esibizioni di artisti di fama europea (Mila Theren e Richard Tauber, Gea della Garisenda e Ines Lidelba, Amalia Soarez ed Emma Vecla) e ad una vivacità anche editoriale: si pensi allo Schmidl che pubblica le prime musiche di Lehár per banda e Sangue triestin. Decine, se non centinaia, sono le rappresentazioni ogni anno nei vari tanti teatri (il Fenice in particolare), che pubblicano i libretti di operette famose. Trieste diviene subito il luogo deputato dell’operetta e trova nella prestigiosa figura di Mario Nordio l’uomo simbolo del rapporto profondo tra Lehár, la città di Trieste e l’operetta. Egli è il primo geniale traduttore di Lehár in occasione della prima rappresentazione in Italia di Clo-Clo nel 1924 e da allora egli diviene, per volontà di Lehár, il traduttore esclusivo delle sue operette.

Nella seconda parte trova spazio tutto il Festival dell’Operetta, dal 1950, anno della sua prima edizione al Castello di San Giusto, fino all’ultimo documentabile del 2008. Sono documentati anche quegli anni Sessanta, in cui il Festival non ebbe un regolare svolgimento, se non per alcuni spettacoli, ospitati al Castello di San Giusto, provenienti dai paesi della Mitteleuropea, in attesa che il vero festival riprendesse quota nel 1970 con il restaurato Politeama Rossetti, pronto ad ospitarlo. Tante locandine e foto di questi sessant’anni per ripercorrere il cambiamento di un gusto, che nell’ultima fase vedrà emergere, ancora timidamente, il moderno musical, con Can Can di Cole Porter e uno scatenato Sette spose per sette fratelli con un danzatore degno di Gene Kelly, Raffaele Paganini, per citarne alcuni, senza dimenticare artisti del calibro di Rose Barsony, Marta Eggerth e Jan Kiepura, negli anni ‘50, direttori d’orchestra della qualità di Cesare Gallino, ma anche protagonisti indimenticabili come Sandro Massimini, che calcò per la prima volta le scene di Trieste, proprio in quel famoso 1970 al ‘ritrovato’ Rossetti.

Nella terza parte viene illustrata l’attività dell’Associazione Internazionale dell’Operetta, dall’anno 1992 di fondazione ai giorni nostri: i due Premi, l’Internazionale dell’Operetta, giunto a quota ventidue, e il Massimini, arrivato alla decima edizione. Le tante iniziative di questi anni: Calde note d’estate, I Pomeriggi Musicali al Rossetti, TriesteOperetta al Ridotto, ma anche i vecchi successi de La Maga, Abdera e Napoleone, ed ancora Un Bellissimo Settembre e Orient Express, senza dimenticare il Gasparone di Millöcker, operetta prodotta in forma di concerto scenico a Miramare con il Teatro Verdi nel Festival 2005. E poi i tanti concerti di Fine Anno Dal valzer allo swing diretti dal M° Romolo Gessi, i concerti Vo da Maxim, Dove fioriscono i limoni, Spesso il cuore si innamora, Parigi o cara, senza dimenticare il Gala del Festival dell’Operetta 2008, anch’esso frutto di una collaudata collaborazione con il teatro lirico triestino.

A queste tre parti si aggiungono immagini e documenti rinvenuti nell’Archivio di Stato di Fiume e presso l’Ufficio Turistico di Abbazia, come pure al Civico Museo Teatrale C. Schmidl, che descrivono il Festival dell’Operetta nella città del Carnaro tra il 1935 e lo scoppio della Guerra, quando qui arrivavano i maggiori compositori dell’epoca a dirigere il debutto delle loro nuove composizioni, da Franz Lehár a Imre Kálmán e Paul Abraham, fino a Pietro Mascagni. I carteggi raccontano di un mondo ancora profondamente legato ai fasti dell’Impero asburgico; la località turistica continuava infatti ad essere meta di austriaci, ungheresi e comunque pescava i suoi “clienti” in un bacino mitteleuropeo. Anche se le autorità dell’epoca, condizionate dalla politica autarchica fascista, continuavano a chiedere operette italiane e i dirigenti del luogo italiani continuavano a fare operette viennesi.

 

L’inaugurazione della mostra avrà luogo sabato 11 luglio, presso il Padiglione d’Arte Juraj Šporer del Museo Croato del Turismo di Abbazia, alle ore 20.30.

Alla presentazione della mostra farà seguito un concerto d’operetta con artisti già impegnati nel Festival triestino della piccola lirica: il soprano Ilaria Zanetti, il tenore Andrea Binetti, con al pianoforte Corrado Gulin. A conclusione un momento conviviale a cura della Comunità degli Italiani di Abbazia.