Il Premio Internazionale dell’Operetta 2013

Il Premio Internazionale dell’Operetta 2012
dicembre 13, 2012

Premio Internazionale dell’Operetta a Max Renè Cosotti

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione Internazionale dell’Operetta, presieduto da Claudio Grizon e composto da Danilo Soli (presidente onorario), Stefano Curti (vicepresidente), Umberto Bosazzi, Giuseppe Bressa, Giorgio Cesare, Paolo de Gavardo, Romolo Gessi e Massimo Romita, costituitosi in commissione giudicatrice, dopo aver consultato noti esperti del teatro musicale, ha deciso all’unanimità di assegnare il Premio Internazionale dell’Operetta – XXVI edizione al tenore piemontese Max Renè Cosotti, da trent’anni impareggiabile interprete dell’operetta, acclamato per lo stile impeccabile di canto, la voce magicamente flautata, l’estrosa e coinvolgente arte scenica. Nato a Varallo Sesia nel Vercellese, Cosotti può dire di aver sempre cantato, ricercato per matrimoni e spettacolini di paese, finchè il padre non gli fa prendere una decisione. Eccolo allora al Conservatorio di Milano, dove vince il concorso Aslico ed entra tra i famosi Cadetti della Scala. Debutto nel ’70 a Brescia nel Rigoletto e inizio di un’ esaltante carriera che lo porta in tutto il mondo, nei maggiori teatri e festival, a Venezia, Napoli, Trieste, Torino, Roma, Palermo, Verona, Cagliari, Firenze, Toulouse, Tel Aviv, Salisburgo e Glyndebourne,  da Cleveland a Lucerna, Berlino, New York, Parma e Bari. Come non ricordare il ’75, quando Menotti lo vuole a inaugurare nel Don Pasquale il Festival dei Due Mondi, le trecento recite di Falstaff, opera con cui conquista Glyndebourne, assieme al Ritorno di Ulisse e all’Amore delle Tre Melarance, e la Sonnambula a Napoli con la Gruberova ? Ciliegina sulla torta nel ‘92 il Premio Abbiati per l’eccezionale prestazione nel Compleanno dell’Infanta di Zemlinsky a Trieste e Roma, quando nella parte del Nano deve cantare sulle ginocchia, liricamente ardente e intonato, come sempre. A Glyndebourne è quasi un’istituzione estiva, quando nell‘82 Fulvio Gilleri, il Patron del Festival dell’Operetta, dopo uno splendido Don Pasquale, lo convince a rinunciare all’impegno britannico e ad accettare a Trieste la parte di protagonista ne La Danza delle Libellule. E’ il trionfo, accanto a Daniela Mazzucato e ad Aurora Banfi, entrambe future  Premio Operetta.                                                                               Romantica e appassionante, la storia dell’amore con Daniela, coronata  dal matrimonio, meriterebbe un lungo capitolo a parte, iniziando con la scintilla, scattata con i Quattro Rusteghi, ma non è questo il momento per raccontarla. Essa continua felicemente, grazie anche alla figlia Miriam, ed è curioso che gli impegni nell’Opera, da una parte all’altra del mondo, tendano quasi sempre a dividerla, mentre l’Operetta brillantemente via via la riattacca, sia con gli spettacoli, sia con i fortunati collages dedicati alla piccola lirica, dall’indimenticabile Sandro Massimini all’esuberante Andrea Binetti, da Operetta, Operetta !  a L’Amore è un Treno, fino a Operetta Eterno Amore, ora con la dinamica guida del maestro Romolo Gessi.  Quanto mai arduo addentrarsi nel repertorio di Cosotti, oltre 120 ruoli, sempre resi con garbo estremo e grande professionalità, tra cui Rigoletto, Amico Fritz, Don Pasquale, Sonnambula, Bohème, Gianni Schicchi, Pagliacci, Angelique, Onieghin, Pescatori di Perle, Elisir d’Amore, Quattro Rusteghi, Werther, Manon, Matrimonio segreto, Barbiere, Cenerentola, Falstaff, Turco in Italia, Dinorah, Flauto Magico, Così fan tutte, Lakmè e Arianna a Nasso. Un pensiero particolare al Campiello, da Trieste a Tokio, anche perché Max, come Daniela, lo lega al ricordo di Giusy Devinu.  Ma venendo all’Operetta, che oggi l’incorona, basterà ricordare, dopo le Libellule, le tante acclamate recite a Trieste, tra Verdi e Rossetti, di Madame di Tebe nell’83, di Baiadera (Principe Radjani da antologia) nell’85 e 86, Pipistrello nell’87, Vedova allegra nell’88, Zingaro Barone nell’89, Boccaccio (spassoso bottaio) nel ’91 , Parata di Primavera nel ’92 e ancora Sissi nel ’96 (seducente conte Andrassy),  Duchessa di Chicago e Orfeo all’Inferno (memorabile Plutone) nel 2003, Cavallino Bianco nel 2004, Vedova Allegra (con la Cedolins e Daniela) nel 2005, fino a Una Notte a Venezia nel 2011 al Castello di San Giusto. E ancora Eva a Napoli, Barbablù a Bologna e Reggio Emilia, Cincilà a Palermo, Orfeo all’Inferno  a Venezia, Palermo, Napoli, Torino e Novara, Baiadera a Messina, Pipistrello a Venezia, Palermo e Lugano, Vedova Allegra a Napoli, Roma, Venezia, Verona, Cagliari, Genova, Palermo, Salerno e Bologna, nonché atti unici di Offenbach a Roma. E’ uno strepitoso caleidoscopio di personaggi deliziosi, che gli permettono, assieme alla moglie, di tenere corsi di interpretazione e che hanno avuto già molti riconoscimenti. A essi ora si aggiunge questo premio, quale viatico per  altri successi, che il tenore piemontese, ormai di casa a Trieste, avrà assieme alla spumeggiante Daniela, circondato dall’affetto dei tantissimi amici e dalle 500 medaglie d’oro conquistate nel gioco delle bocce, del quale è uno sfegatato cultore.