Il Premio Internazionale dell’Operetta 2002

Il Premio Internazionale dell’Operetta 2001
dicembre 13, 2012
Il Premio Internazionale dell’Operetta 2003
dicembre 13, 2012

TRIESTE – 28 aprile 2003. Il celebre regista franco-argentino Jérôme Savary ha vinto la sedicesima edizione (2002) del Premio Internazionale dell’Operetta. L’ambito riconoscimento, consistente in un’artistica statuetta, opera dell’insigne scultore Ugo Carà, gli è stata consegnata nel corso di una manifestazione a cura dell’Associazione Internazionale dell’Operetta del FVG, che promuove questo autentico Oscar della lirica leggera, il 28 aprile 2003 al Politeama Rossetti.

 

Jérôme Savary ha festeggiato i suoi primi sessant’anni assumendo la guida di uno dei grandi teatri storici europei, l’Opéra-Comique di Parigi, dopo aver diretto altre istituzioni, da Lione al Théâtre du Chaillot, e ha confermato, con tutta una serie di eccezionali produzioni, di essere l’enfant terribile delle scene internazionali per la sua vulcanica fantasia creativa. A Trieste egli ha curato due spettacoli di grande successo, quali “La Bella Elena” di Offenbach per il Festival del Teatro Verdi e “L’Avaro” di Molière al Teatro Stabile, ma è ben nota tutta la sua luminosa carriera, dai debutti degli anni ’60, con il Grand Magic Circus agli intriganti exploit italiani (“Carmen 2, le Retour” a Torino e “Irma la Dolce” a Milano) con una frenetica attività in tutti i continenti e il grande impulso dato ora all’Opéra-Comique, da “La Vie Parisienne” di Offenbach, a “La Toujour Belle et la Tout Petite Bête”, scritta assieme a Daguerre, all’omaggio all’amato Rossini con “Le Comte Ory”. Nato a Buenos Aires nel 1942 da uno scrittore e dalla figlia del governatore Higgins dello Stato di New York, Savary cresce e studia tra Parigi e l’America, innamorandosi del jazz e del teatro dell’assurdo, esperienze che trasferisce in forme di teatro totale, audaci e modernissime per libertà di concezione. Iconoclastico e irriverente, anche come drammaturgo, si impegna a fondo con la regia, facendo scalpore nel ’67 alla Biennale parigina con “La Zattera della Medusa”. Impossibile enumerare gli oltre cento spettacoli diretti in Europa e Oltreoceano, sia di prosa che di lirica, compresa La Scala, con “Attila” diretta da Muti, San Paolo, Londra, Bonn, Lione, Amburgo e Berlino, da Mozart a Verdi, da Shakespeare a Brecht, ma va rimarcato soprattutto il suo amore per tutte le forme di teatro musicale popolare, dall’operetta alla commedia musicale, dal vaudeville alla rivista, dal prediletto Offenbach al Lehár della “Vedova Allegra” anche a Vienna, tra fiaba, mito e realismo. Citiamo qualche titolo, come “La Périchole”, “La Mascotte”, “Cabaret” (con la Lemper e la Bridgewater), “Asterix”, “Zazou”, “Metropolis” “Marilyn Montreuil”, “Mistinguett”, “Y’a d’ la Joie” e “A Drum is a Woman”, in un funambolico gioco di spiritose invenzioni. Cavaliere della legion d’onore e delle arti e delle lettere, Savary sta continuando ad esplorare tutto un patrimonio che va da Offenbach a Rossini, da Chevalier alla Baker. Il mio impegno – ha detto – è stato semplice ma rischioso: attrarre un pubblico nuovo, perché sono convinto che Parigi, culla del genere, deve avere un luogo consacrato all’operetta, all’opera buffa e alla commedia musicale”. Grande l’interesse suscitato dalla proiezione di sequenze delle sue regie, alle quali si è aggiunta al Verdi di Trieste nell’inverno successivo quella del “Barbiere” rossiniano.